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Cosa sta succedendo negli Istituti scolastici con il fundraising?

da | 9 Feb 2017 | Il fundraising in classe | 0 commenti

Da due anni seguo il fenomeno del fundraising nelle scuole pubbliche.

La macchina ormai è partita e sempre più Istituti scolastici in Italia conoscono il fundraising e cominciano a comprendere quali siano le condizioni che devono verificarsi al loro interno perché possa essere applicato con successo. Tutto ciò è stato possibile perché questi sono Istituti che hanno avuto modo di capire cosa sia il fundraising tramite una formazione ad hoc.

Sappiamo che il fundraising non può essere improvvisato. Si possono fare raccolte fondi sporadiche, come tantissime scuole italiane fanno da sempre, ma sappiamo che questo non è fundraising.

La macchina quindi è partita; di questo siamo estremamente contenti ma, affinché le 43.000 scuole italiane possano usufruire di ciò che il fundraising riesce a restituire all’istituto e alla sua intera comunità, necessita, lo sappiamo, di una politica di raccolta fondi a livello nazionale.

L’indagine condotta nel 2015 da Massimo Coen Cagli e da me sul binomio Scuola Pubblica e Fundraising, aveva tra i suoi obiettivi anche quello di raccogliere dati per capire quali fossero gli ostacoli perché il fundraising non fosse applicabile all’interno degli Istituti raggiunti dall’indagine: uno fra tutti, quello che non ci fossero direttive da parte del MIUR a riguardo.

Noi stiamo continuando a cercare interlocutori istituzionali che, prima di fare proclami tipo “le scuole devono aprirsi al fundraising” come è indicato nel Forum Scuole Aperte, capiscano soprattutto l’importanza del fundraising per l’intera comunità che ruota attorno all’istituto scolastico, che non è e non può essere solo fare cassa.

Non sono poche le difficoltà che abbiamo incontrato in tutti questi mesi per poter incontrare e parlare con interlocutori del MIUR. Sapevamo di imbarcarci in un processo complesso; siccome riteniamo però che sia necessario farlo, continueremo con tutte le nostre forze a cercare la strada migliore per riuscirci.

Ma torniamo a noi. Se la macchina del fundraising nella scuola è ormai partita, è grazie a due fattori.

Il primo è legato a realtà che ruotano intorno al mondo della scuola che, non solo si fanno promotrici d’iniziative di formazione al fundraising sul personale scolastico, ma facilitano soprattutto la loro stessa partecipazione. Anche altre realtà interne, come gli Uffici Scolastici Regionali, cominciano a muoversi in tal senso. Un esempio fra tutti quello della Toscana, che ha voluto offrire ai suoi dirigenti scolastici un percorso formativo sul fundraising, offrendo così l’opportunità di conoscere la materia e quindi la libertà di decidere come e se applicarla.

Il secondo fattore è legato a singoli dirigenti scolastici che cercano in tutti i modi di trovare risorse affinché il proprio personale sia formato al fundraising e possa metterlo in atto all’interno delle singole scuole. Una difficoltà oggettiva è la mancanza di interlocutori istituzionali con cui i dirigenti possano condividere questa loro volontà e/o esigenza in un momento, tra l’altro, molto particolare in cui si trova la scuola pubblica italiana. Ciò che accomuna questi dirigenti scolastici, solitamente è la predisposizione caratteriale a voler ricercare soluzioni e strade innovative. Tutto per permettere che il loro istituto continui, nonostante le poche risorse economiche, ad offrire una scuola di qualità ai propri studenti e non solo, mettendo al centro della questione l’importanza di farsi riconoscere dall’intera comunità come bene comune da salvaguardare.

Non tutte le scuole sono in grado di partire autonomamente con il fundraising per una mancanza di capacità organizzativa e d’innovazione, per questo è fondamentale che la scuola sia effettivamente accompagnata da politiche istituzionali che considerino il fundraising come un’opportunità da offrire al personale scolastico e all’intera comunità di appartenenza della scuola.

Il cammino è ancora lungo, lunghissimo, questo lo sappiamo ma siamo assolutamente felici di contribuire a questo profondo cambiamento culturale.

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