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Fundraising: database e software sono la chiave per gestirne i processi

da | 11 Mag 2017 | Il fundraising in classe | 0 commenti

Nella mia precedente vita professionale, quando lavoravo nel settore della information technology, molto tempo lo spendevo per la cura del cliente. Lo facevo molto volentieri un po’ perché mi veniva richiesto dalle società per cui lavoravo, un po ’perché il mondo della IT deve essere anche questo e un bel po’, infine, perché mi piaceva.

Ogni qual volta ad un cliente veniva proposta una soluzione informatica, partiva un’attenzione spasmodica da parte di tutta l’azienda, piccola, media o grande che fosse (ho avuto la fortuna di lavorare con realtà di varie entità), affinché il cliente fosse agevolato e facilitato in una fase delicata per la sua crescita: la scelta del software.

So che state pensando: vabbè di che parliamo cara Catia? Il mondo di cui parli, è il mondo del profit. Lì sì che ci sono i soldi! lì sì che si possono permettere di pagare persone che curano e coccolano il cliente.

Non posso darvi completamente torto.

Vorrei porre però la questione da un altro punto di vista, quello del cliente che necessita di un software perché possa crescere, perché possa svilupparsi o perché banalmente voglia migliorare il proprio business da più punti di vista.

Allora mi sono sempre chiesta: nel mondo profit, sono state le aziende IT ad ideare programmi, metodologie per agevolare la scelta della soluzione informatica più adatta al cliente e la sua messa in produzione? O sono stati i clienti che, con il corso degli anni, hanno cominciato a richiedere che venissero guidati e aiutati, grazie anche a particolari approcci metodologici?

Sicuramente la risposta sta nel mezzo e la competizione tra aziende IT, ha aiutato molto perché tutto questo avvenisse.

Ora invece starete pensando: vabbè Catia ma parliamo di profit, che è tutto un altro mondo rispetto al nonprofit, dove la velocità anche decisionale è maggiore, dove le competenze, anche di tipo manageriali, fanno la differenza in termini di scelte per una quantificazione dell’investimento da fare o non fare.

Anche qui non posso darvi del tutto torto.

Se mettiamo da parte le grandi realtà nonprofit, dove per grandi mi riferisco a quelle che per la loro struttura organizzativa e per l’economia che riescono a muovere non solo nel fundraising, sono maggiormente paragonabili a realtà del profit, alloro non posso darvi torto. Fino ad un certo punto però!

La questione è che all’interno delle realtà nonprofit medio-piccole, dove si fa fatica a portare avanti i progetti, si continua a pensare al software per gestire il proprio modello di fundraising, come ad un qualcosa che crea più problemi che vantaggi, che comporta solo costi aggiuntivi, che non è funzionale allo sviluppo costante della propria realtà.

La verità è che spesso i processi del loro fundraising vengono gestiti senza un software e quindi con un carico notevole di lavoro da parte del gruppo di lavoro. Nella maggior parte dei casi, anche alcuni processi del loro modello di fundraising non vengono neanche gestiti, proprio perché il gruppo non ha tempo per farlo!

Sinceramente, anche io farei questo se non avessi idea di dove iniziare.

Se non avessi uno strumento con cui capire qual è il modello dati del mio fundraising oggi e qual è quello a cui aspiro per garantire sostenibilità finanziaria alla mia causa sociale e/o per promuovere lo sviluppo costante della mia realtà, certo non mi imbarcherei nel labirinto dei software proprietari, open source, ecc.

Preferirei non perdere tempo e soldi per capire quale software usare per gestire il fundraising della mia organizzazione.

Probabilmente spererei solo di incontrare una realtà IT che mi agevoli, mi faciliti nell’informatizzare i miei processi di fundraising, dandomi magari anche la possibilità di capire il beneficio nel tempo, anche in termini di costi per la sua stessa gestione.

Fortunatamente, di queste realtà IT in Italia ce ne sono.

Però se fosse solo responsabilità dell’azienda IT quella di agevolare, di facilitare la scelta del software e la sua messa in produzione, secondo voi, il mondo profit lato cliente, avrebbe raggiunto quei livelli di qualità, di soddisfazione che con le dovute eccezioni, nella maggior parte dei casi troviamo?

Anche il cliente ha una responsabilità: quella di conoscere in termini di processi, il proprio modello dati di fundraising e quello a cui tendere.

Ciò non vuol dire essere per forza esperti in information technology. Significa solo soffermarsi ad analizzare cosa si fa e cosa si potrebbe fare e, ancor meglio, analizzarlo sotto diversi punti di vista.

Avere la consapevolezza dei propri processi e di quelli a cui tendere, diventa così il punto di partenza per cominciare ad informatizzare il fundraising, ponendo la realtà nella posizione di guida all’interno del percorso da fare insieme all’azienda IT.

Tutto questo è possibile.

Tutto questo permetterà a ciascuna realtà medio-piccola del panorama nonprofit italiano, di poter sfruttare la tecnologia per gestire al meglio il proprio modello di fundraising.

Ci vuole tempo e pazienza ma si arriverà a questo, ne sono certa!

Per approfondire la conoscenza di questi temi e imparare a scegliere e utilizzare al meglio il database della tua organizzazione, puoi iscriverti al laboratorio specialistico “Database per il fundraising”, che si terrà a Roma il 13 e 14 luglio.

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