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L’insostenibile leggerezza del Terzo Settore

da | 2 Ago 2018 | Fundraising: vorrei e non vorrei | 0 commenti

La commissione Affari Costituzionali del Senato ha avviato audizioni informali sul testo del decreto del Codice del Terzo Settore, ma non è di questo che voglio parlare.

In quest’occasione, l’Ufficio Stampa del Senato ha twittato la notizia (poi ripresa da alcune testate on line di giornali nazionali, come La Repubblica) scegliendo, come immagine che rappresentasse il Terzo Settore, tre gattini nati da poco, molto teneri (e cariniiiiiii da matti ♥♥♥) accucciati su un marciapiede (dà l’idea di trovatelli o comunque figli di randagi).

Premetto che non è mia intenzione alzare un polverone su una cosa così futile, ma mi domando come possa nascere una rappresentazione così minimalista del Terzo Settore, una rappresentazione che non trova in sintonia gli operatori e i dirigenti del Terzo Settore stesso e, credo, neanche i beneficiari delle attività.

Cosa rappresentano tre gattini e in che modo possono richiamare il Terzo Settore? Apparentemente solo il numero 3. Ma, inconsciamente, suscitano una serie di sensazioni e sentimenti che tendiamo ad accoppiare all’identità del Terzo Settore: tenerezza, fragilità, debolezza, amore (per i gattini: come fai a non amarli?), piccolezza, ecc. Senza dubbio sentimenti positivi ma che, nel complesso, restituiscono un’immagine minimalista del Terzo Settore, piacevolmente debole e marginale.

Siete d’accordo con me, credo, se dico che quella di tre gattoni in salute che presidiano il territorio, magari per difendere i loro cuccioli, sarebbe stata un’immagine più “forte” e calzante. Si sa, però, che i gattoni (belli, certamente) sono pure un bel po’ smaliziati e magari arcigni e pronti a difendersi se necessario. No, no. Sarebbe un’immagine troppo forte per rappresentare la debolezza ontologica del Terzo Settore

In linea di massima gli altri tweet si accoppiano ad immagini istituzionali e abbastanza lineari. Che ne so: se si parla di agricoltura, campi coltivati; se si parla di politiche estere, l’immagine del globo di Arnaldo Pomodoro che sta davanti alla Farnesina; se si parla di carburanti una pompa di benzina; se si parla di istituzioni, la foto della sala assembleare del Parlamento, e via di seguito.

A qualcuno dell’Ufficio Stampa del Senato deve essere arrivata voce (tramite i social che hanno ripreso questo tweet in modo critico) che forse è il caso di aggiustare il tiro. SI ricorre quindi ad una seconda immagine consistente in tre sagome di carta che rappresentano dei bambini che fanno il girotondo. A parte il richiamo del 3 (che fantasia!), anche in questo caso si usa un’immagine che richiama il gioco, l’infanzia, la spensieratezza, ecc. Insomma, ancora una rappresentazione minimalista.

gattini-senato-terzo-settore-2

La seconda immagine del Terzo Settore scelta dall’Ufficio Stampa del Senato.

Per rimanere sul genere “animali”, a me sarebbe piaciuta tanto l’immagine di tre lupi affamati pronti a cacciare, in primo piano e, sullo sfondo, il branco (la comunità). O, ancora, quella di tre elefanti che guidano il branco durante la marcia. O forse quella di tre operatori (ma anche uno!) intento nel suo lavoro di assistenza o di difesa dei beni culturali o di creazione di lavoro per persone svantaggiate.

Immagine del Terzo Settore: elefanti, lupi o gattini?

Immagine del Terzo Settore: elefanti, lupi o gattini?

La faccio breve. Nonostante la riforma metta effettivamente il ruolo del Terzo Settore al centro delle questioni del welfare e lo consideri, quindi, tra le cose importantissime (si diceva che era il primo settore, se non ricordo male…), si predilige un’immagine di cosa bella ma marginale, futile, che dialoga più che con il cervello delle persone che con il loro cuore.

Ma sarà che è proprio dall’interno del nostro Terzo Settore che abbiamo dato il destro per una rappresentazione del genere? Quali aspetti della nostra comunicazione indeboliscono il posizionamento del settore nei confronti delle istituzioni e dell’opinione pubblica invece di rafforzarlo?

Una buona riflessione per l’estate.

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