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Quelle mani pulite che affondano in tasca e altre minacce al fundraising

da | 4 Mag 2017 | Io penso positivo | 0 commenti

Io penso positivo, nonostante tutto… e dopo aver analizzato tutte le minacce che inquinano la progettazione di buone cause con il supporto dello strumento del fundraising strategico.

E parliamone, per una volta, di queste minacce che incombono ogni giorno sulla testa delle organizzazioni non profit che cercano di superare l’inerzia del pensiero negativo e maldicente che sta diventando una delle cifre prevalenti della nostra epoca.

Tutti devono per forza dire qualcosa su tutti gli argomenti. È la prima minaccia per chi raccoglie fondi una società in cui parlare, parlare, parlare sembra la normalità per non sentirsi troppo soli. L’esempio della vicenda dei soccorritori dell’Hotel Rigopiano, la cui onestà e capacità sono state messe in dubbio in più occasioni mi sembra un buon esempio; come la bufala che è girata in rete sul non utilizzo adeguato degli euro a favore delle popolazioni colpite dai terremoti dall’agosto 2016.

Essere una società che va verso una umanità di soli è la seconda grande minaccia che vedo. Poche e sporadiche relazioni equivalgono, per il fundraising, a poche opportunità di ricevere donazioni.

Il semplice gusto di dire qualcosa, sui social network e nelle stanze dei politici è la terza emergenza/minaccia. Per mantenere un sistema bloccato in cui non bisogna dare troppo fastidio ai manovratori e ai loro clienti.

Sì ogni tanto qualche buona azione sporadica è accettabile, ma ripensare ad uno stato sociale più evoluto, no. Proprio no! L’esempio calzante è la polemica dei nostri giorni sulla opportunità dei soccorsi nel Mar Mediterraneo ai migranti a cura di grandi organizzazioni non profit e il retro pensiero su che cosa c’è dietro. Questa discussione sta avvelenando e depotenziando il valore assoluto dell’azione di queste organizzazioni e le affermazioni di alcuni politici, oltre a sembrare non veritiere, sembrano cavalcare un’onda barbara.

Forse danno fastidio le umane urla di felicità di chi viene salvato e degli stessi soccorritori. C’è sempre qualcosa dietro e viene sempre prima del valore di salvare una vita umana. Interpretazioni maliziose.

Quarta minaccia: allo stesso modo, sotto sotto, passa spesso l’idea che in ogni raccolta fondi ci sia almeno un po’ di dolo e mancanza di trasparenza (nella richiesta dei fondi, nella loro ripartizione, ecc.). Il tutto rende più debole e sospetta la generosità e i progetti sociali di onlus e reti sociali che rinnovano ogni giorno le opportunità di vita per i più bisognosi. Rallentare, distogliere e indebolire la lucida determinazione di pensiero di generosi donatori e depotenziare la cultura del volontariato sembra un esercizio divertente!

Resta, ed è la quinta minaccia, l’imperante degrado e la mancanza di speranze nel futuro, specialmente nel tessuto sociale delle grandi città in Italia, con brutti luoghi di vita. Così la coesione sociale perde terreno e con essa il benessere sociale.

Metto per ultima la minaccia della crisi economica, perché il popolo italiano è generoso e, per quanto con micro donazioni, contribuisce alla vita dei progetti delle Onlus e non fa mancare il proprio sostegno.

Io dico comunque: le buone pratiche e la verità si difendono da sole. L ‘emozione per quanto fatto dai soccorritori in mare e in terra e dai progetti messi in campo con fondi donati è sempre forte. Senza la sovrastruttura della parola ma osservando gli eventi.

Perciò io penso positivo.

Combattiamo la retorica di quanti alimentano il brutto e il sordido come si combattono i virus più aggressivi; per sconfiggere i chiacchieroni che hanno sempre un complotto da esporre facciamo prevalere quanto diceva Don Milani: “A che servono le mani pulite se si tengono in tasca…”.

Non permettiamo mai a nessuno di sottrarre forza alle mille e mille buone cause per cui si battono le organizzazioni non profit, mettendo sempre in campo trasparenza e generosità.

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