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FUNDRAISING. UN ALTRO WELFARE È POSSIBILE.

Il pensatoio sul fundraising avviato dalla nostra Scuola. Un percorso avvincente fatto di molte tappe per disegnare insieme il fundraising del futuro.

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Il nostro impegno per lo sviluppo del fundraising in Italia

Era una notte buia e tempestosa… Ad un tratto echeggiarono due domande:

  • Perché in altri paesi europei il fundraising è più forte?
  • Perché, nonostante tutti in Italia vogliano il fundraising (non profit, istituzioni pubbliche, scuole, cultura, ecc.), il fundraising e la cultura della donazione non crescono in modo esponenziale?

Abbiamo cercato di dare una risposta attraverso una riflessione condotta con tutti gli interlocutori del fundraising (organizzazioni, finanziatori, istituzioni nazionali e locali, fornitori strategici, ecc.) e la conclusione è stata tanto semplice quanto importante: in Italia manca una politica del fundraising e nessuno degli interlocutori chiave si è dotato di un suo programma strategico di sviluppo del fundraising, sia chi raccoglie fondi (organizzazioni non profit, istituzioni, servizi sociali e culturali pubblici e privati, professionisti del settore), sia chi dona o finanzia (aziende, fondazioni e associazioni filantropiche), sia chi promulga regole e leggi (amministrazioni centrali e locali).

In altri paesi le istituzioni e il non profit stesso, proprio perché il fundraising è diventato essenziale per sostenere il welfare e le politiche sociali e culturali, hanno iniziato a investire soldi, risorse, intelligenza e leggi per farlo crescere.

Per questo la Scuola ritiene che sia una responsabilità di tutti gli operatori darsi da fare affinché anche l’Italia adegui le sue politiche sul fundraising. Per questo ha investito e investe tuttora in attività di ricerca, di sensibilizzazione, di confronto, di progettazione per favorire lo sviluppo del fundraising.

Una storia d’impegno sociale sul fundraising – è questa la nostra responsabilità sociale di impresa -, che ha dato vita ad alcune importanti tappe e che proseguirà con maggiore intensità nei prossimi anni.

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Un percorso lungo e avvincente: le tappe del pensatoio

Il Progetto “Fundraising. Un altro welfare è possibile” ha ricevuto la medaglia dal Presidente della Repubblica quale premio di rappresentanza alle iniziative svolte nell’ambito del progetto.

2017: Sarà l’anno del fundraising?

Il quadro politico istituzionale che si è venuto a creare dopo il Referendum del 4 dicembre sicuramente porrà in secondo piano il tema del fundraising, nonostante il paese continui a porre al centro la questione delle risorse economiche per le politiche sociali, culturali e della formazione. Noi non possiamo in nessun modo cedere perché siamo consapevoli che senza un’adeguata politica sul fundraising, questo non potrà mai crescere sostanzialmente nel nostro paese. E per questa ragione la Scuola nel 2017 rilancerà la propria iniziativa, a partire dal Manifesto, coinvolgendo tutte le componenti sociali interessate: i professionisti del settore, il mondo non profit, le istituzioni, gli enti locali, i dirigenti dei servizi di welfare, le aziende, le fondazioni.

Dicembre 2015: Nasce il Manifesto per il nuovo fundraising

Dicembre 2015: Nasce il Manifesto per il nuovo fundraising

Evidentemente bisognava dare vita anche ad una iniziativa più politica che rendesse pubblica la questione del fundraising. Abbiamo trovato su questa idea una proficua alleanza con l’on Patriarca, nel ruolo di presidente dell’Istituto Italiano della Donazione, insieme al quale abbiamo organizzato un evento pubblico in Parlamento: la presentazione di un Manifesto per il nuovo fundraising, frutto del lavoro svolto nei 3 anni precedenti. Durante l’evento abbiamo chiesto agli interlocutori di impegnarsi concretamente nel dare vita ad una serie di politiche per il fundraising. Sono intervenuti, tra gli altri l’on. Bobba, il prof. Zamagni, Giorgio Righetti, direttore generale di ACRI. L’on. Bobba, al termine del suo intervento ha dichiarato che il Manifesto è un’ottima base per la scrittura dei decreti attuativi della Riforma del Terzo Settore.

2015: Torniamo all’attacco

2015: Torniamo all’attacco

Nonostante il premier affermi continuamente che il Terzo Settore in verità è il Primo settore del paese, si continua nei fatti a “maltrattare” la raccolta fondi: vengono inserite nuove agevolazioni come l’art bonus, che pur essendo un ottimo strumento mette in evidenza differenze di trattamento tra le diverse cause sociali del paese; si parla di fundraising nelle scuole ma senza avere idee certe su quali strumenti utilizzare, si sanciscono sistemi di raccolta fondi per i partiti politici (come il 2 per mille e le numerazioni telefoniche dedicate) assicurando loro vantaggi che invece non sono assicurati alle altre organizzazioni sociali e, soprattutto, lo Stato continua a gestire male e in ritardo il 5 per 1000. E va bene che non si vuole fare una politica strategica per il fundraising, ma almeno qualche aggiustamento si potrebbe fare, no? No. E allora, di fronte agli ennesimi ritardi nella pubblicazione delle liste del 5 per 1000 la Scuola, insieme a numerosi altri colleghi e organizzazioni, lancia la mobilitazione #fuorileliste, attraverso una campagna di comunicazione sui social e un cosiddetto tweet-bombing all’Agenzia delle Entrate. In poche ore le liste vengono pubblicate, grazie al cielo, mettendo a nudo ancora una volta la disattenzione delle amministrazioni pubbliche sul tema del fundraising.

2014: Il contributo della Scuola alla Riforma del Terzo settore

A maggio del 2014 il Presidente del Consiglio Renzi ha lanciato una consultazione pubblica sul tema della Riforma del Terzo Settore chiedendo alle parti sociali di far pervenire, entro il 13 giugno, le loro osservazioni e proposte sul Testo denominato “Civil Act”. Non ci è sembrato vero! Finalmente avevamo l’occasione di far inserire nella Riforma del Terzo Settore una nuova visione del fundraising e porre le basi per lo sviluppo di strumenti legislativi, politici e culturali per farlo crescere. Abbiamo quindi consegnato le nostre osservazioni e proposte alle istituzioni, emerse durante il Pensatoio ma non crediamo le abbia lette con attenzione. Infatti, nonostante sia stato l’unico documento sul fundraising e nonostante avessimo chiesto la possibilità di essere ascoltati, non siamo stati mai consultati a differenza delle centinaia di organizzazioni, anche estremamente settoriali, che sono state convocate alle audizioni. Non è stato un bel segnale! Per questo, insieme ad altri colleghi tra cui Elena Zanella, Raffaele Picilli e Daniela Motti, abbiamo inviato una lettera firmata anche da numerosi altri fundraiser al sottosegretario Luigi Bobba chiedendogli di ascoltare il nostro punto di vista. Il 27 novembre 2014 il Sottosegretario ci ha incontrato e ha accolto il suggerimento di inserire il fundraising nella Riforma del Terzo Settore. Nel gennaio 2015 Bobba ha convocato inoltre un incontro di lavoro proprio per definire una “road map” in tal senso. L’incontro al quale, oltre a noi fundraiser, hanno partecipato anche il prof. Zamagni e Giangi Milesi, tuttavia ha avuto come unico risultato concreto l’inserimento – nel testo di Riforma del Terzo Settore – di una frase che richiama le attività di raccolta fondi, grazie all’impegno dell’on. Patriarca. In quell’occasione la Scuola ha consegnato nuovamente il lavoro svolto con il Pensatoio affinché fosse utilizzato come base di partenza dal Ministero competente per strutturare una politica sul fundraising. Nonostante il vivissimo apprezzamento di tale lavoro da parte del Prof. Zamagni e le assicurazioni di un interessamento da parte del Ministero, non se ne è fatto nulla. Potevamo essere soddisfatti di tutto ciò? Evidentemente no!

2013 – 2014: Il Pensatoio “Fundraising. Un altro welfare è possibile”

2013 – 2014: Il Pensatoio “Fundraising. Un altro welfare è possibile”

La Scuola decide di dare vita ad un Pensatoio sul tema dell’importanza del fundraising per lo sviluppo del paese coinvolgendo tutti i soggetti interessati: le organizzazioni di secondo livello del non profit, le banche, le aziende, le fondazioni, gli enti locali, i giornalisti del settore con lo scopo di raccogliere le loro idee e le loro attese in merito alla costruzione di una politica sul fundraising. Questo Pensatoio ha avuto due tappe fondamentali il 7 giugno 2013 a Roma e il 21 febbraio 2014 a Bari seguite da altri incontri pubblici nella Val Cannobina, nel Cilento, in Sicilia, e durante il Festival del Fundraising, oltre a numerosi incontri “one to one” con alcuni interlocutori. Durante questo itinerario sono state raccolte centinaia d’indicazioni su quello che il nostro paese e gli attori del fundraising avrebbero dovuto e voluto fare per favorire lo sviluppo della raccolta fondi.

2016: Nulla di fatto, ancora una volta

Facendo seguito all’impegno preso durante l’evento di presentazione del Manifesto, la Scuola ha chiesto più volte al Ministero di istituire gruppi di lavoro dedicati al miglioramento delle regole della raccolta fondi, ma senza ottenere risposte concrete. Ancora una volta le liste del 5 per 1000 vengono rese note in ritardo, ancora una volta i fundraiser si sono mobilitati e Massimo Coen Cagli ha promosso una petizione al riguardo e ancora una volta non viene tematizzato il fundraising nel lavoro di preparazione dei decreti attuativi che dovranno rendere concreta la Riforma del terzo settore.

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