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Fundraising: un altro welfare è possibile

Fundraising un altro welfare è possibile

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RIFORMA DEL TERZO SETTORE, È DAVVERO LA SVOLTA?

Seppure in attesa di un testo ufficiale del Consiglio dei Ministri sulla riforma del Terzo Settore, le dichiarazioni pubbliche di Poletti e di altri esponenti del Governo evidenziano alcuni aspetti della Riforma che ci sembrano importanti e che disegnano una realtà fatta di luci e ombre.

Le luci sono indubbiamente significative e legate al fatto che finalmente in Italia è stato adottato un provvedimento che, almeno nelle intenzioni, si pone l’obiettivo di “liberare” il Terzo Settore da vincoli che frenano il suo potenziale sociale. Questo è un fatto molto positivo, perché sposta l’attenzione dall’esistenza del soggetto alla qualità della sua azione. Apprezziamo quindi un’apertura, che speriamo sia confermata dai decreti attuativi e dalle modalità di azione della rinata Agenzia delle Onlus, verso i criteri di efficacia e produzione di valore sociale rispetto agli aspetti meramente formali delle organizzazioni.

Condividiamo totalmente l’idea che il Terzo Settore sia un pilastro del nostro welfare e non una zeppa da mettere alle falle del sistema pubblico e privato. Rilanciare l’impresa sociale va in tal senso, anche se c’è il rischio di disegnare un soggetto che abbia caratteristiche del profit (fare business e creare profitto) e non abbia invece caratteristiche dell’imprenditorialità sociale (investire per produrre valore sociale) e quindi di considerare l’azione economica solo per quelle non profit che fanno business. Mentre l’azione economica riguarda anche l’area del fundraising e della filantropia.

Le ombre sono legate a nostro avviso a quattro aspetti: uno strumento legislativo debole e rischioso, la mancanza d’investimenti strategici, il perpetrare un approccio giuridico formale nel disegnare il settore e la mancanza totale di una politica moderna di fundraising.

Non abbiamo trovato sostanziali novità rispetto al testo del Civil Act. Ci saremmo aspettati un decreto che, invece di prevedere provvedimenti possibili grazie alla copertura economica, definisse le politiche necessarie per investire, tramite il Terzo Settore, sullo sviluppo del welfare e che quindi guidasse il Ministero dell’Economia nel trovare le risorse necessarie. Sotto quest’aspetto è un decreto pieno di buoni princìpi ma non rappresenta ancora quella guida che permetterebbe al non profit non di avere agevolazioni e favori, ma di poter giocare un ruolo attivo nella ricostruzione di politiche sociali. Non abbiamo bisogno di piccoli aggiustamenti, ma d’investimenti economici, politici e culturali sul futuro del welfare, sapendo che questi produrranno vantaggi economici enormi per la finanza pubblica e soprattutto per l’economia delle famiglie. Non a caso gli stessi promotori hanno evidenziato che la riforma ha un limite oggettivo proprio nella copertura economica.

Il fatto che il 5 per mille esca rafforzato in quanto strutturale e permanente, ma questo era stato già determinato nella delega fiscale, viene però ancora limitato dalla copertura economica reale che già in passato ha fatto sì che solo una parte di quanto disposto dai contribuenti venisse versato alle organizzazioni. Pertanto il non aver dato seguito alla delega fiscale e aver inserito il 5 per 1000 nella Riforma, riproponendo l’incertezza della copertura finanziaria, potrebbe addirittura mettere a rischio questa forma di donazione nel 2015.

Il terzo limite è nel pensare il non profit ancora come una categoria di soggetti e non come un’area di azione sociale in cui soggetti dal profilo giuridico differente svolgano un’azione orientata principalmente a produrre valore sociale. In effetti, il tema del decreto più che il terzo settore avrebbe dovuto essere il welfare sociale o di comunità. Questo avrebbe aperto politiche di riconoscimento, investimento e agevolazione di tutti quei servizi di welfare che oggi non possono più vivere solo di finanza pubblica ma che non possono accedere adeguatamente ai finanziamenti di natura sociale.

Infine, nel decreto manca ancora del tutto una visione progressiva del fundraising e quindi delle politiche fiscali e d’incentivazione delle donazioni, indispensabile per la sostenibilità del welfare sociale. Un sistema non per riparare alla mancanza di fondi pubblici, ma per sostenere forme comunitarie di welfare, realizzando così una nuova gestione partecipata dei beni comuni. Cosa che la Scuola di Roma Fund-Raising.it aveva proposto, offrendo al Governo spunti concreti e realistici in occasione della consultazione pubblica avviata qualche settimana fa. Sarebbe bello se tutti i contributi emersi durante la Consultazione fossero resi pubblici per far sì che il dibattito prosegua. La riforma potrebbe essere una grande occasione per liberare da lacci e lacciuoli burocratici, fiscali, amministrativi il fundraising, per favorire al massimo un moderno investimento sociale sul nostro welfare valutabile non sulla legittimità dei soggetti ma piuttosto sulla qualità sociale della loro azione. Purtroppo invece abbiamo ancora agevolazioni fiscali differenti per le diverse categorie (oggi i beni artistici di stato godono di maggiori agevolazioni di un’associazione di volontariato!) l’impossibilità di usare i canali “mobile” (SMS, transazioni via telefono, ecc.) per il fundraising; un servizio pubblico radiotelevisivo che dovrebbe dare maggiori opportunità a tutti, la difficoltà a realizzare attività commerciali seppure il ricavato sia vincolato a progetti sociali (charity shop) e molto altro ancora.

La Scuola di Roma Fund-Raising.it continuerà, nelle prossime tappe del pensatoio “Fundraising. Un altro welfare è possibile”, a confrontarsi con fundraiser, dirigenti non profit, amministratori, aziende, fondazioni e cittadini comuni proprio per elaborare un nuovo manifesto sul Fundraising che, al di là degli evidenti limiti del Decreto di Riforma del Terzo Settore avrà nell’iter parlamentare, possa rappresentare la base per dare vita finalmente anche in Italia a una vera politica sul fundraising.

CONSEGNATO AL GOVERNO IL NOSTRO DOCUMENTO SUL CIVIL ACT IN VERSIONE DEFINITIVA.

Grazie alle centinaia di persone che hanno partecipato attivamente al nostro itinerario e tutte quelle che hanno inviato un contributo! Abbiamo tenuto conto di tutte le indicazioni emerse e le abbiamo rivolte al Governo affinché faccia del “civil act” una grande occasione per liberare il fundraising dai vincoli giuridici, fiscali, burocratici, politici, culturali e organizzativi che ne bloccano le potenzialità.

Scarica il documento consegnato al Governo:

SENZA UN NUOVO FUNDRAISING NON C’È UN NUOVO WELFARE DI COMUNITÀ.

  •  Condividi via Facebook, Twitter e i tuoi contatti email questo documento per renderlo patrimonio di tutti.
  •  Resta in contatto con noi (ricerca@scuolafundraising.it): non si tratta solo di fare un decreto legislativo ma di dare vita ad una politica del fundrasing di qualità. Difficile farlo senza i fundraiser e il non profit.

Leggi anche:

  •  gli spunti emersi dal nostro Pensatoio di Bari;
  •  La presentazione all’ultimo Festival del Fundraising
Cos’è?
Un pensatoio. Un incontro per pensare il fundraising come strumento per il futuro del welfare. E cominciare a costruirlo.

Un obiettivo ambizioso
L’obiettivo è di scrivere a più mani un manifesto per un nuovo fundraising, in grado di agire in modo determinante sulla sostenibilità economica del welfare. Ma anche l’obiettivo di porre le basi per un patto di azione comune tra chi – come il non profit – chiede soldi e chi – come le fondazioni e le aziende – dona soldi sugli obiettivi e le strategie comuni per rispondere alla crisi del welfare.

In cosa consiste
Una serie di appuntamenti, organizzati insieme a partner locali o di settore in tutta Italia, in grado di cogliere le sensibilità e i contributi di diversi territori e settori (cultura, assistenza, cooperazione sociale, impegno internazionale, ecc.).

In ogni evento locale Massimo Coen Cagli introdurrà un argomento riallacciandosi anche a quanto emerso negli altri incontri, ponendo interrogativi da affrontare con gli interlocutori convocati. Il materiale prodotto (interventi, relazioni, proposte, registrazione video degli eventi, ecc.) sarà condiviso sul nostro sito internet. Alla fine renderemo pubblico il risultato di questo lavoro “partecipato”.


Il video

Come partecipare

Fai parte di un’organizzazione che fa o vorrebbe fare raccolta fondi?

  •  Sei un donatore e abitualmente sostieni progetti sociali e culturali o vorresti farlo?
  •  Sei un professionista della raccolta fondi o della Comunicazione Sociale?
  •  Sei un amministratore locale o un operatore dei servizi pubblici e vuoi attivare la comunità per sostenere i beni comuni?
Rimani sintonizzato e seguici anche sui social networks per sapere quando si terrà la prossima tappa e come fare per iscriverti.
Il Progetto “Fundraising. Un altro welfare è possibile” ha ricevuto la medaglia dal Presidente della Repubblica quale premio di rappresentanza alle iniziative svolte nell’ambito del progetto.

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