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Valorizzazione + Sfruttamento commerciale = Corporate fundraising?

da | 2 Mag 2019 | Corporate fundraising e non solo | 0 commenti

Èrecente la notizia della condanna della Corte dei Conti all’Ex Commissario del Sito Archeologico di Pompei ad un imponente risarcimento di 400.000 euro.

Al centro della questione troviamo i lavori di ristrutturazione edilizia in tufo e cemento armato del Teatro Grande di Pompei.

Non volendo discettare in questo post la questione che attiene il tipo di lavori ed il loro costo, mi vorrei soffermare sui contenuti della sentenza, in cui si rimarca:

«La valorizzazione del bene culturale non può essere assimilata al mero “sfruttamento” dello stesso per fini di natura imprenditoriale-commerciale, né deve in alcun modo alterare le caratteristiche fisiche del bene o ridurne la fruibilità pubblica, posto che il bene culturale, e soprattutto quello archeologico che cristallizza la nostra storia, resta sempre il bene pubblico per eccellenza».

Il termine su cui a mio avviso ci si deve soffermare è “mero”. Infatti, quel termine sta a significare che la valorizzazione non può essere “solo” sfruttamento commerciale. Quel “mero” significa però che vi può essere anche sfruttamento commerciale, e questo non è poca cosa, in quanto sappiamo che vi è ancora una forte ritrosia ad applicare meccanismi puramente commerciali nella gestione dei beni culturali. Tale ritrosia in parte emerge anche dalla sentenza stessa in cui sfruttamento commerciale e valorizzazione vengono tenuti separati, come se lo sfruttamento commerciale non venisse messo a servizio della valorizzazione. Insomma, si continua a voler tenere separata la sfera dei fini dalla sfera dei mezzi, come se non servissero le risorse per fare le attività.

Altro elemento che si imputa al Commissario, riguarda il fatto che per seguire il programma e i tempi che si era dato, certo di contare sul «conseguimento urgente di sponsorizzazioni», Fiori si occupò più che altro delle «specifiche tecniche per l’allestimento scenico» senza più curarsi dell’impegno preso «di verificare le compatibilità dell’iniziativa con le esigenze di tutela del bene archeologico». Sarebbe interessante capire se poi, effettivamente, sono state conseguite alcune sponsorizzazioni e su quale forma di scambio. Se lo scambio fosse stato costruito sulla comunicazione, non risulta chiaro in che termini il Teatro avrebbe dovuto garantire maggiore comunicazione. Difficile valutare il potenziale comunicativo senza una programmazione artistica.

Forse sarebbe stato sufficiente offrire la comunicazione che già controlla il Parco Archeologico per attirare potenziali sponsor, e questo lo si sarebbe potuto comprendere con un lavoro di analisi sul potenziale del Parco.

Quali elementi ci possiamo portare a casa da questa storia?

  • In prima istanza, possiamo dire che anche la Corte dei Conti prevede che vi possa essere uno sfruttamento commerciale.
  • Il secondo aspetto riguarda il vincolare tale sfruttamento alla valorizzazione, proprio per tenere insieme sfera dei fini dalla sfera dei mezzi o, come piace dire a noi, tenere insieme “Mission” e “Money”.
  • Infine, il terzo elemento riguarda il necessario lavoro di analisi da realizzare per comprendere quali elementi possiamo offrire alle aziende

Quest’ultimo elemento, che riguarda il lavoro di analisi, verrà affrontato nel Laboratorio di corporate fundraising che si terrà a Roma nei giorni 8, 9 e 10 maggio 2019. Durante il laboratorio si partirà da alcuni casi concreti per capire cosa un’organizzazione può offrire ad un’azienda, per poi capire se vi è un possibile link rispetto ad aziende individuate. Lì dove si identifichi questo collegamento, verrà elaborata una proposta che verrà presentata nell’ultimo giorno ad un vero uomo di azienda. Il corso è inoltre arricchito dalla testimonianza di Federica Gargiulo, corporate fundraiser di AIRC, che farà un focus sull’engagement dei dipendenti.

Siete ancora in tempo per iscrivervi!

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