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Campagne pay per click: servono al nonprofit?

da | 8 Giu 2021 | Balene che volano | 0 commenti

Per molti è ancora un territorio inesplorato o una frontiera da non oltrepassare eppure il Pay per click non è solo una tipologia di schema pubblicitario online adoperato dalle aziende a caccia di acquirenti per i loro prodotti basata su un copione che, semplicisticamente, è questo:

  • io mi registro ad una piattaforma pubblicitaria;
  • tu stai cercando qualcosa che io ho;
  • io vengo a sapere che tu lo stai cercando grazie ad un cookie, alle tue ricerche, ai tuoi interessi o alle tue caratteristiche;
  • tu fai clic sul mio annuncio e atterri dove voglio io e come voglio io;
  • la piattaforma pubblicitaria sottrae del credito dal mio budget;
  • io aumento le chance di vendere il mio prodotto.

Le variabili sono molti, le piattaforme sono diverse e gli strumenti a disposizione cambiano a seconda della qualifica dell’inserzionista. Se quest’ultimo è una nonprofit, per esempio, lo scenario cambia parecchio e l’intero l’armamentario di una campagna Pay per click può trasformarsi in uno strumento assai potente per spingere ulteriormente la raccolta fondi sui canali digitali della tua organizzazione e per accrescerne la conoscenza del brand.

In parole povere, se hai un sito web, se scrivi un blog, se produci una newsletter e se già comunichi con i social, il prossimo passo sarà, probabilmente, quello di affacciarti al mondo del Pay per click sia esso attraverso utilizzando il self engine marketing (SEM) da agganciare ad un’imprescindibile strategia di ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO), sia attraverso i programmi pubblicitari delle grandi piattaforme social che utilizzano ciascuna il proprio schema e si distinguono dal Pay per click classico. Vorrai poi monitorare il tutto con gli adeguati strumenti statistici e capire cosa, come e perché funziona e converte meglio in termini di sostegno ai tuoi progetti.

Insomma, la carne al fuoco è molta, ogni piattaforma ha le sue peculiarità e il Pay per click, se usato correttamente, potrà darti parecchie soddisfazioni.

Per questo la Scuola di Fundraising di Roma ha organizzato una giornata di formazione a distanza di alto profilo dedicata all’argomento (il corso Campagne PPC for dummies si terrà il 25 giugno e potrai partecipare con un contributo praticamente simbolico). Se stai pensando a come sviluppare il digital fundraising, il consiglio è di partecipare.

Intanto, ho rivolto alcune domande ad Alberto Stornelli, docente del corso insieme al nostro Michele Messina. Troverete spunti interessanti che potranno aiutarvi a definire il cammino da intraprendere.

Buona lettura!

Pay per click: intervista (breve) ad Alberto Stornelli

Ciao Alberto, puoi darci tre ragioni per cui le campagne pay per click non dovrebbero mancare in una strategia di digital fundraising?

Ciao Simone, ma davvero serve ancora specificarlo? Scherzo, è sempre utile rimarcarlo. Ecco tre motivi:

  • rendersi “trovabili” per semplificare la vita ai nostri donatori;
  • posizionarsi dove tutti gli utenti cercano risposte e curiosità;
  • misurare le proprie interazioni, le parole chiave ed avere un riscontro della propria associazione.

I primi due motivi sono banalmente riscontrabili, ma capita spesso che perdiamo di vista anche i ritorni in termini di misurazione: aprendoci alla PPC sui motori di ricerca iniziamo a misurare le parole chiave per cui veniamo cercati, quelle che funzionano meglio, quelle che più ci identificano. Possiamo capire come si muovono i competitor e su quali parole chiave lavorano.

Questa è un’opportunità per tutta l’associazione, non solo per gli amanti del digital, perché apre a delle nuove conoscenze da condividere internamente.

Il PPC è indicato anche per le organizzazioni più piccole?

Certo! Una volta “smazzata” la burocrazia di Google abbiamo la possibilità di accedere al fantastico mondo di Grants for NoProfit e sperimentare lo strumento gratuitamente. Quindi saliamo a bordo al più presto.

Per ottenere risultati positivi, occorrono budget molto grandi?

No, ma per la prima fase occorre trovarsi una guida tecnica. Si può utilizzare Grants soltanto, riducendo il budget di investimento a zero, ma spendiamo qualcosa per farci seguire da un professionista oppure per formarci in prima persona sull’utilizzo.

Puoi farci un esempio di buona pratica per ottimizzare le campagne?

Basta seguire i dettami di Google: avere un CTR sopra al 5% è indice di una campagna di successo, nella quale stiamo cercando il traffico sul nostro sito con le parole chiave che maggiormente ci caratterizzano e stiamo dando un giusto servizio all’utente.

E poi, molto importante, c’è un tema etico: basta con quelle pratiche scorrette di utilizzare le altrui parole chiave per competere su segmenti ad alta frequentazione, scrivendo i nomi delle altre associazioni più famose ad esempio. Queste pratiche hanno vita breve, lavoriamo con onestà ed avremo meno traffico ma di qualità.

Cosa diresti a chi sta pensando se frequentare il corso che la Scuola dedica al PPC?

Faremo un’esperienza di formazione molto pratica, nella quale mostreremo il funzionamento più che le slide, e promettiamo che sarà utile sia nel caso in cui si voglia sperimentare in prima persona sia nel caso in cui si vogliano soltanto avere gli strumenti base per comprendere una strategia vincente e guidare i nostri specialisti nel realizzarla.

Vuoi migliorare?

Tutto questo e molti altri strumenti e idee per un uso efficace e innovativo delle campagne Pay per click verranno illustrati nel corso Campagne PPC for dummies che Alberto Stornelli e Michele Messina terranno il 25 giugno in diretta su piattaforma online. Partecipa anche tu! L’investimento richiesto è di soli 70€ + IVA.

Se vuoi maggiori informazioni o vuoi sapere quali sono le agevolazioni puoi richiedere informazioni o contattare Barbara Bagli, responsabile della formazione b.bagli@scuolafundraising.it.

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