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Vi raccontiamo il fundraising e lo facciamo a modo nostro.

Napoli e il dono: una storia che ha origine lontane

da | 7 Apr 2025 | La chimica del fundraising | 0 commenti

In un modo o nell’altro i napoletani nella storia hanno sempre dato grandi esempi di dono, nelle forme più svariate e che oggi ritroviamo in tantissime campagne di fundraising.

La storia più nota è il caffè sospeso, ovvero la donazione di un caffè lasciata al bar per chi un caffè non poteva permetterselo e che oggi viene declinata in tantissimi modi diversi. Basti pensare ad esempio alla piattaforma di crowdfunding 1 Caffè.org che si basa proprio sul principio del caffè sospeso.

Napoli e il dono: l’Ospedale degli Incurabili

Un altro esempio commovente è presso l’Ospedale degli Incurabili. La nobildonna Maria Lorenza Longo, fondatrice nel 1520 dell’Ospedale “S.M.d.P. degli Incurabili” a cui dedicherà l’intera vita per l’assistenza ai malati “ai margini”, ebbe particolare attenzione per le madri in attesa: di qualsiasi ceto o rango, nubili o povere che non potevano partorire a casa, assicurando loro un’assistenza simile a quella domiciliare. È, infatti, nota una sua frase trascritta su una lapide ora presente nel chiostro dell’Ospedale, parte del testamento di Maria Longo, che dice:

Napoli e il dono: lapide testamento di Maria Longo

Napoli e il dono: lapide testamento di Maria Longo

Il progetto ospedaliero della Longo aveva però un fine ancor più ambizioso: cure gratuite, ricovero e ricerca scientifica, non solo un luogo dove andare a morire. Tanto da diventare l’Ospedale del Reame con i più rinomati maestri di medicina (tra cui anche il Moscati) divenendo, addirittura, punto di riferimento per i malati provenienti da ogni parte d’Europa (si veda: https://www.escursionismo.it/un-tour-alla-scoperta-degli-incurabili-farmacia-museo-arti-sanitarie-chiostro-e-giardino-dei-semplici-i-27-febbraio/)

Napoli e il dono: il Pio Monte della Misericordia

Sempre a Napoli è possibile ammirare uno degli esempi più antichi di quello che nel fundraising moderno chiameremmo “the wall of honour”. Si tratta dell’Albo d’oro dei Fondatori e dei Donatori testatori del Pio Monte della Misericordia, Istituto fondato nel 1602 per raccogliere, tra i nobili napoletani, opere di beneficenza per soccorrere gli indigenti, assistere gli infermi, riscattare gli schiavi cristiani dagli infedeli, assistere i carcerati, liberare i detenuti per debiti e dare alloggio ai pellegrini.

Lapide che ricorda i fondatori del Pio Monte della Misericordia a Napoli: un wall of honour dei donatori

Lapide che ricorda i fondatori del Pio Monte della Misericordia a Napoli: un wall of honour dei donatori.

Come si vede dalla foto, l’ultima lastra di marmo non è completa: di fatto ancora oggi viene aggiornato questo elenco con i nomi di donatori particolarmente generosi. Piccola nota artistica è la presenza nella cappella di questo istituto del dipinto di Caravaggio “Sette opere di misericordia”.

Ancora oggi il Pio Monte della Misericordia – nonostante la connotazione di istituto culturale (non solo per la presenza del Caravaggio) – mantiene la sua missione di catalizzatore di risorse per le associazioni, i progetti e le famiglie in difficoltà del quartiere.

Napoli e il dono: il Lotto delle Zite

L’ultima storia che vi raccontiamo è quella del Lotto delle Zite una lotteria di beneficenza nata in un vicoletto piccolo e stretto, ubicato nel ventre di Napoli, nel quartiere Pignasecca, vicino Vico San Liborio (dove Eduardo De Filippo fece nascere la sua Filumena Marturano). Il vicolo in questione si chiama Vico Bonafficiata Vecchia e “bonafficiata” sta proprio per “beneficiata”.

Napoli e il dono: la storia del Vico Bonafficciata Vecchia e del Lotto delle Zite

Napoli e il dono: la storia del Vico Bonafficciata Vecchia e del Lotto delle Zite.

Bonafficiata (quindi “beneficiata”) era la fortunata ragazza in età di marito alla quale era assegnato per sorteggio un maritaggio, ossia una dote. Il lotto delle zite, antenato del nostro gioco del Lotto, nacque all’inizio del 1500 e in origine non aveva finalità di lucro. Era infatti promosso dalle autorità statali e religiose nel quadro di tante altre opere filantropiche e assistenziali: fondazione di ospedali, conservatori, monasteri, opere caritatevoli per i poveri e i derelitti. Non essendo possibile assegnare maritaggi a tutte le ragazze povere in età da marito, e per evitare pressioni, minacce e favoritismi, si pensò di ricorrere al sorteggio. Alle ragazze che potevano concorrere veniva dato un numero da 1 a 90 e poi ne venivano estratte a sorte cinque a cui veniva consegnato il premio, ovvero la dote. Bonafficiate erano dunque le cinque fortunate che si aggiudicavano i maritaggi e potevano coronare con più facilità il loro sogno d’amore grazie al lotto delle zite (zite = ragazze non ancora sposate), come era chiamata dal popolo questa singolare lotteria.

Da questa usanza poi è scaturito il moderno gioco del lotto e persino la tombola con i suoi cinque premi ricorda proprio il Lotto delle Zite.

Tutte queste storie sono ambientate a Napoli ma ne ritroviamo di simili anche in altre città d’Italia. Sono storie che ci parlano di quanto sia radicato il senso del dono nella nostra storia. Non occorre quindi andare in America per sentir parlare di fundraising, basta solo seguire il buon esempio dei nostri antenati. In questo caso Napoli docet.

Crediti foto di copertina: D. D’Agostino (Unsplash)

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