BLOGFUNDRAISING
Vi raccontiamo il fundraising e lo facciamo a modo nostro.Fundraising San Valentino: Italians do it better!

San Valentino è alle porte, le nostre città sono decorate di cuori e rose, simboli di eterno amore. La storia di fundraising che vi narro qui parte proprio da un cuore e una rosa.
Il cuore in oggetto è un raro pendente in oro, noto alle cronache come Tudor Heart pendant, che Enrico VIII donò alla sua sposa Caterina D’Aragona. Sul pendente tra i simboli c’è la Rosa Tudor, emblema araldico nato dall’unione delle casate di Lancaster (rosa rossa) e York (rosa bianca) dopo la fine della Guerra delle Due Rose. In basso sul cuore la scritta: “TOVS IORS”, probabile gioco linguistico sul francese antico tousiors o toujours (“sempre”) ma anche interpretabile come “tous yours”, “tutto tuo”.
Sembra una storia proprio da San Valentino ma in realtà le cose non andarono benissimo. Il matrimonio tra Enrico VIII e Caterina d’Aragona, celebrato l’11 giugno 1509, fu un evento politico strategico che unì Inghilterra e Spagna. Caterina, vedova di Arturo (fratello di Enrico), sposò il nuovo re diciottenne, divenendo una regina popolare e influente. Tuttavia, la mancanza di un erede maschio (sopravvisse solo Maria I) portò Enrico a cercare l’annullamento, provocando lo scisma anglicano.
Ovviamente mi sono interessata molto alla campagna di fundraising nazionale che il British Museum ha lanciato nell’ottobre 2025 per l’acquisizione permanente del Cuore Tudor.
È interessante notare che nonostante il grosso della cifra (obiettivo economico di 3,5 milioni di sterline) sia stato messo insieme dal contributo di alcune grandi fondazioni (Il National Heritage Memorial Fund con 1,75 milioni di sterline; il Julia Rausing Trust con 500mila; l’Art Fund con 400mila e gli American Friends of the British Museum con 300mila), c’è stata l’adesione anche di 45mila singoli cittadini che insieme raccolgono 550.000 sterline con una media di donazione 12,2 sterline. Cercando notizie sulla campagna, mi sono imbattuta nello slogan “almost there, can you help save for the nation?”. Ne hanno fatta una questione nazionale, non più di un singolo museo. D’altronde il gioiello racconta effettivamente un pezzo di storia della nazione.
Nel frattempo mi sono venuti in mente i dati Art Bonus estratti in occasione del decennale e sappiamo che anche in Italia le donazioni effettuate da persone fisiche sono state tantissime, oltre 25.000, circa il 62,5% del totale delle donazioni da privati. È interessante notare che la media di donazione nel caso italiano è pari a 1.600 euro.
Il dato non sorprende. Qualche anno fa da un report dell’Istituto Italiano della Donazione (Osservatorio Dono – Noi Doniamo 2022), in una sezione che analizza la propensione a donare per la cultura, si legge che un’indagine condotta da Cultural Philanthropy evidenzia come: circa il 40 % degli italiani sarebbe propenso a sostenere attività e istituzioni culturali con una donazione media annua di circa € 80; nel Regno Unito, dove la pratica di donare è più diffusa, solo circa 20 % degli adulti è propenso a farlo, con una donazione media annua di circa € 38.
Non resta quindi che rimboccarsi le maniche e iniziare a pensare al fundraising da individui come una voce di bilancio potenzialmente molto interessante per i nostri istituti culturali.
Sarà San Valentino ma mi viene in mente che in questo caso ci sta benissimo l’iconica frase: Italians do it better!

Valeria Romanelli
Chimica, consulente di fundraising ed esperta di pubbliche amministrazioni.
0 commenti