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BLOGFUNDRAISING

Vi raccontiamo il fundraising e lo facciamo a modo nostro.

400.000 euro? Non ci sono problemi… se me li fai donare in USA!

da | 25 Nov 2020 | La chimica del fundraising | 0 commenti

Mi capita spesso di incontrare associazioni o istituzioni museali che, tra gli obiettivi di raccolta fondi, hanno quello di intercettare l’incredibile patrimonio umano di Italiani all’estero, soprattutto negli USA.

Ogni volta che lo sento dire mi torna in mente una storia di fundraising andato male di cui vorrei raccontarvi e di cui ho fatto tesoro.

All’epoca dei fatti, circa dieci anni fa, si stava lavorando per mettere insieme la cifra necessaria per i lavori di ristrutturazione di una preziosa e minuta chiesa in un piccolo comune sui monti in provincia di Salerno. Era estate ed al paese erano rientrati tanti residenti all’estero, felici di ritrovarsi finalmente in patria, con i parenti e gli amici, le tradizioni e le processioni e tutte le cose semplici e lente che scandiscono le giornate in un borgo. Tra questi, c’era anche un imprenditore, con un patrimonio economico disinvolto (anzi no, sfacciato, per dirla quasi alla Pretty Woman), che lo colloca sicuramente tra i ricchi della terra.

Ovviamente, l’occasione era propizia per fare proprio quello di cui dicevo in apertura: chiedere al ricco imprenditore italo-americano di sostenere la campagna di raccolta fondi per il restauro.

La cifra totale era pari a 400.000 euro e, nonostante la benedizione del parroco e la rassicurazione che lo Spirito Santo ci avrebbe messo ”una mano”, ci sembrava più realistico se la mano al portafogli per sostenere l’opera l’avesse messa il ricco signore.

Glielo chiedemmo e, per amor di cronaca, qualcuno del gruppo aggiunse anche: «In fondo che sono per te 400.000 euro?». Brividi!

La sua risposta fu: «Sì! Li donerò, purché me li facciate donare in America!». Lì ci arenammo poiché, in quel momento, non sapevamo come fare.

Pausa.

Quello stesso parroco manda a ben 600 famiglie all’estero (America, Australia, Europa, Canada) il giornalino parrocchiale e molto spesso riceve delle lettere di ringraziamento per questo servizio con magari 20 o 30 dollari in donazione. O magari contributi di piccola entità direttamente sul conto corrente della parrocchia. Ma niente di più sostanzioso!

Morale.

Intercettare gli italiani all’estero è sicuramente una strada da seguire. I sentimenti che entrano in gioco nei possibili donatori sono molteplici: la nostalgia, la voglia di esserci nonostante la lontananza, l’idea che il proprio nome resti nel paese a futura memoria, la riprova sociale (in tanti sono partiti dal paese poveri e disperati e poi sono diventati benestanti).

Ma la storia che vi ho appena raccontato ci insegna che la strada giusta e da seguire è quella che permette al donatore di fare la donazione nel suo paese di residenza, così da poter usufruire di tutti i vantaggi fiscali che quel paese offre ai donatori. Questo meccanismo è tanto più rilevante quanto più è alto l’ammontare della possibile donazione. Senza contare che questo tipo di approccio ci dà la possibilità di accedere non solo ai soldi ma a tutte le possibilità che fanno un patrimonio: opere d’arte, beni immobili, azioni, ecc.

In Italia, abbiamo diverse testimonianze del fatto che questo meccanismo funzioni bene: pensiamo ai Friends of Florence che, con la loro sede a Washington (oltre quella a Firenze), hanno raccolto milioni di dollari per opere di restauro, di salvaguardia e di valorizzazione del patrimonio culturale fiorentino e non solo. Sulla stessa scia, i più giovani (sono nati solo nel 2016) American Friends of Capodimonte, la cui mission non si limita alla valorizzazione del patrimonio della Reggia di Capodimonte e del Real Bosco visto che nascono anche con l’intento filantropico di contribuire alla divulgazione della cultura di tutto il Mezzogiorno d’Italia.

Chiaramente, non tutti hanno la possibilità di inaugurare associazioni con sedi all’estero ma anche in questo caso non bisogna arrendersi e, a ben cercare, di strumenti ce ne sono.

Negli USA, ad esempio, non è difficile mettersi in contatto con la NIAF – National Italian American Foundation: con sede legale a Washington D.C., è il punto di riferimento per circa 20 milioni di statunitensi che vantano origini italiane.

Altrettanto agevole e non eccessivamente dispendioso è aprire un fondo presso la King Baudouin Foundation US (ci sono sedi legali anche in altri Paesi) attraverso la quale si possono convogliare donazioni.

Ricordo poi che esistono anche tante associazioni di italiani all’estero. Ad esempio, sul sito della Regione Abruzzo è possibile accedere all’elenco di tutte le associazioni degli abruzzesi all’estero con relativi contatti, raggruppate per continente.

Insomma: gli italiani all’estero ci sono, sono spesso molto legati alle loro origini e probabilmente desiderosi di mantenere legami con la loro terra. Gli strumenti per metterli in condizioni ottimali di donazione ce li abbiamo tutti. Non ci resta che raccontare loro le nostre buone cause e provare a costruire ponti di meravigliosa filantropia attraverso gli oceani.

Questa è una ragione in più per partecipare al webinar “Oltre i Confini/Across Borders” organizzato dalla Scuola di Fundraising di Roma e dalla King Baudouin Foundation USA che, anche grazie alla partecipazione di Karen Brooks Hopkins – una delle più importanti fundraiser per la cultura –, aprirà le porte del mercato internazionale del fundraising alle organizzazioni italiane.

Per maggiori info, clicca qui.

Per iscriversi al webinar (gratuito, con traduzione simultanea) clicca qui

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