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Il ruolo dei commercialisti nello sviluppo del fundraising culturale: la guida da scaricare

da | 19 Feb 2020 | Fundraising: vorrei e non vorrei | 0 commenti

Recentemente tutti noi abbiamo visto in TV lo spot istituzionale del Consiglio dei Commercialisti che ha come claim “Siamo utili al Paese”, declinato in contribuenti, aziende, istituzioni e comunità.

Al di là degli obiettivi di immagine e posizionamento di una categoria, lo spot apre una finestra sostanziale sulla possibilità che i commercialisti, se lo vogliano, svolgano un ruolo attivo per processi di sviluppo del paese che vadano al di là della mera prestazione professionale. Essendo comunque professionisti molto vicini al denaro, alle risorse economiche, al loro uso e alle regole che a queste cose vengono applicate, è chiaro che possono svolgere un ruolo essenziale nello sviluppo del fundraising per i beni comuni.

Partendo da questo “posizionamento” auto-dichiarato dei commercialisti e tenendo conto di un progetto tra i più innovativi nel campo del fundraising, ossia il Partenariato speciale Pubblico-Privato tra il Comune di Bergamo e il Teatro Tascabile di Bergamo per il recupero e la valorizzazione del Ex Monastero del Carmine (se ne parla anche qui) ho provato a disegnare il ruolo del commercialista nel fundraising per i beni comuni.

L’occasione mi è stata data dal convegno “Le opportunità di Art Bonus nella costruzione delle nuove partnership pubblico-privato per la salvaguardia del patrimonio culturale”, che è stato organizzato il 3 febbraio scorso dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo e dalla sua presidente, Simona Bonomelli, che è una convinta sostenitrice del progetto del Teatro Tascabile.

Le riflessioni scaturite dal convegno, al quale hanno preso parte anche Carolina Botti di Ales (ente gestore dell’Art Bonus), l’assessore alla cultura del Comune di Bergamo, Nadia Ghisalberti, molti commercialisti esperti della materia, esponenti del mondo delle imprese e, chiaramente, il Teatro Tascabile nella persona del suo fundraiser, Emanuela Presciani, ci spingono a pensare che una “alleanza” più strategica tra mondo del fundraising e mondo dei commercialisti possa rappresentare un volano per lo sviluppo del fundraising in campo culturale, intendendo per cultura non solo i grandi monumenti, istituzioni e opere d’arte ma quell’insieme di attività, patrimoni materiali e immateriali e soggetti che animano la nostra vita culturale nella sua “ferialità”.

Questo mi ha permesso anche di sottolineare che questo tipo di sostegno alla cultura (che oggi chiamiamo fundraising) affonda le sue radici in una tradizione tipicamente italiana di partecipazione della comunità alla creazione e alla gestione di beni culturali.

Mi fa piacere quindi condividere con i fundraiser e con i commercialisti tali riflessioni, che ho raccolto in questo documento che è possibile scaricare qui.

Buona lettura!

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